Editrice Parnaso

 

Comune di Conversano, Progetti per la riqualificazione urbanistica nella zona dell’ex Gil

 

L’Orto del Convento dei Padri Carmelitani Calzi dall’Otto al Novecento

La zona, oggetto del concorso indetto dal Comune di Conversano per la riqualificazione urbanistica e funzionale che comprende gli edifici dell’ex Gil e Palestra coperta, si trova ove, nell’Ottocento, era l’Orto del Convento dei Padri Carmelitani calzi. Esso si estendeva per ben 15.000 mq tra la chiesa del Carmine e Porta per Turi fino alla chiesa del Purgatorio. L’ordine dei Carmelitani sorse nel XIII secolo sul Monte Carmelo (Spagna) con due regole: quella dei Calzi (Convento di Conversano sorto nel sec. XVI) e quella degli Scalzi (portavano sandali senza calze). Nel 1810 Gioachino Murat soppresse gli ordini religiosi e ne incamerò i beni. Nel Convento, proprietà comunale, furono destinati, in tempi diversi, gli uffici comunali, la scuola elementare, l’ospizio per i mendicanti, l’ospedale e la caserma con i gendarmi. In Puglia, gli anni Trenta, durante il periodo fascista, videro un pullulare di cantieri specialmente a Foggia e Bari che ne cambiarono il volto. A Foggia per opera di Gaetano Postiglione, sottosegretario alle comunicazioni e presidente dell’Ente acquedotto pugliese e a Bari per interessamento di Araldo di Crollalanza ministro dei LL.PP. A Foggia fu costruito il Palazzo del Podestà, degli Uffici statali, dell’Acquedotto pugliese, del Podestà ma la costruzione più imponente fu il Palazzo degli studi che si avvalse della supervisione del noto architetto Marcello Piacentini. Di Crollalanza per rimodellare il Lungomare volle l’arch. Concezio Petrucci (San Paolo di Civitate, Foggia, 1902 - 1946). Entrambi, Piacentini e Petrucci, però, nel 1943 rifiutarono di trasferirsi al Nord onde aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Per tale motivo Piacentini fu arrestato a fine ottobre a Roma e poi liberato per intercessione dell’allora segretario di Stato Vaticano mons. Giovanbattista Montini.

A Conversano, sul suolo demaniale dell’Orto del Carmine, fu costruito l’edificio delle scuole elementari (1935), il campo sportivo e i due edifici GIL e Palestra (1938) destinati alla cura dello spirito e del corpo secondo i dettami del Mens sana in corpore sano. A tale proposito i Registri angioini (Distrutti con atto vandalico dai tedeschi dopo l’8 settembre a Belsito nei pressi di Napoli) danno notizia di un evento sportivo in San Severo (20 ottobre 1319, n. 224). Nicolò De Bosis, in gara per il lancio del peso, idolo delle folle del momento, scaglia con forza una grossa pietra che colpisce, ferendolo a morte, un giovane spettatore, Masso da Cesena, che implora di non punire l’atleta. Roberto d’Angiò lo esaudisce. Quindi c’erano in piccole città come San Severo luoghi ove esercitare ed esibire, le capacità sportive. San Severo dipendeva da Vico ove risiedeva Pipino, conte di Vico e pochi secoli prima era alle dipendenze di Adenolfo Abate di Torremaggiore. Tutto lascia credere che anche a Conversano ci dovesse essere un tal luogo poiché da documenti risulta che Roberto d’Angiò, re di Napoli, elargiva contributi alle Università e ai Conventi per le pratiche sportive.

Gli anni Quaranta, anni di guerra, videro tante attività della GIL come colonie, corsi per paracadutisti e gare sportive in cui si distinsero Francesco Ramunni (giavellotto) Michele Lorusso (lancio del disco) e Angelo Simone (paracadutista). Nella palestra era allestito un ring che fu spostato nel cortile d’onore della Gil e si esibirono, in un incontro di boxe tra le varie armi anche giovani volenterosi conversanesi a giugno del 1943. Ad ottobre, dopo lì’armistizio, arrivò un contingente di inglesi che requisirono tutta la zona dall’edificio delle scuole elementari fino al Campo sportivo. La squadra del Conversano gestita dal CRAL (Presidente prof. Oronzo Marangelli) fu costretta a giocare in un improvvisato quanto inagibile terreno di gioco su un suolo polveroso d’estate e fangoso d’inverno. L’ultima partita fu giocata sul campo sportivo vero e proprio e l’accompagnatore era Peppino Laruccia. Il campo fu destinato all’edilizia popolare nel 1950 e smantellato. Delle due strutture si avvalse il Circolo universitario per l’allestimento del Corteo in costume medievale nel 1956 (GIL) e per i The danzanti (Palestra coperta). Fu negata infatti la sala dell’ex cinema comunale anche se inutilizzata. I balli erano ritenuti peccaminosi dalle pie donne che governavano la città (Cfr. Vescoco mons. Lancellotti, Lettera pastorale dell’Epifania, 1922). Gli anni Sessanta e seguenti videro l’esplodere dell’edilizia speculativa selvaggia. Oggi, l’Amministrazione uscente guidata dal sindaco avv. Francesco Judice in una specie di staffetta lascia il testimone alla nuova Amministrazione per realizzare le idee del Concorso (15 prestigiosi Studi di architetti) che destano stupore e sbalordimento. E’ un testimone di lusso quello rappresentato dalle idee racchiuse in questo volume: il lavoro di 67 validi professionisti tra architetti, ingegneri e collaboratori il cui sforzo non può essere disatteso come anche le aspettative di una popolazione che ha conservato nel corso dei secoli l’orgoglio delle sue tradizioni storiche e culturali. Conversano è città laboriosa, orgogliosa del passato e delle sue antiche strutture. Ma sempre pronta ad abbracciare nuove idee in campo politico e religioso. Nel 1799 allorché Championnet proclama a Napoli la Repubblica scende in piazza e infrange le insegne feudali e badessali. Nel 1820 agiscono due vendite carbonare con numerosi aderenti. Nel 1848 molti conversanesi patirono condanne all’ergastolo per aver aderito ai moti per abbattere i Borboni (15 maggio la rivolta a Napoli). Nel 1860 aderì quasi all’unanimità al referendum per l’Unità d’Italia. Quando nuove ideologie spiegano le tende Conversano apre la serie dei martiri che santificano l’idea.

 

Ma i carmelitani del Convento del Carmine di Conversano

erano “scalzi” o “calzi”?

 

Abbiamo curato di recente la pubblicazione del volume Comune di Conversano, Progetti per la riqualificazione urbanistica nella zona dell’ex Gil. L’Orto del Convento dei Carmelitani Calzi dall’Ottocento al Duemila, Editrice Parnaso, Foggia 2007. Alcuni attenti osservatori di Conversano, guardando la copertina, hanno subito sentenziato: calzi è un refuso. Ma ché!, i carmelitani per definizione sono scalzi? Un giornalista del luogo in un suo articolo ha pietosamente “corretto” il titolo da calzi a scalzi. Sorvolando sul giudizio dell’arch. Amerigo Restucci che forte della sua qualità di consulente della Einaudi, ha qualificato ottima l’opera, riteniamo che correzioni e censure, non solo scritte, vadano opportunamente vagliate. Prescindendo dal fatto che un refuso può capitare a tutti. Anche ai soloni.

Vogliamo ora rispondere alla domanda iniziale. Scalzi erano i conventuali, padri o frati, che contrariamente ai luoghi comuni non è che andassero senza scarpe. Portavano, nel loro pellegrinare, sandali senza calze. Ergo i calzi portavano sandali con indosso le calze. E ciò valeva per i vari ordini, francescani, agostiniani, domenicani e per quanto ci riguarda i carmelitani.  Le due regole erano seguite anche dalle suore. Così abbiamo le agostiniane, domenicane scalze e quelle calze. Ma i padri carmelitani di Conversano erano scalzi o calzi? Nessuno ricorda di averne scrutato i piedi. Forse i bravi storici di Conversano pensano che la qualifica sia non dimostrabile e quindi ognuno dice la sua. Ha poi ragione chi gode o crede di godere di maggior affidabilità o chi grida di più e più spesso approfittando dell’altrui assenza dal posto. (Vedi Padre Michele Accolti Gil, vittima di gossip negli anni Ottocento). Purtroppo per i sostenitori dei “Carmelitani scalzi”, bisogna provare sia le affermazioni che le negazioni. Sarebbe bastato chiedere lumi al curatore della parte storica ed editore e fargli rilevare l’eventuale “refuso”. Oppure sarebbe stato sufficiente, senza essere topi di archivi, ricorrere alle fonti documentali. Presso l’Archivio storico di Bari sono tuttora conservati e accessibili i documenti del caso. Tra i tanti ne citiamo uno, datato 19 settembre 1809, avente oggetto: “n° 19 Processi verbali formati dai Signori Commissarj per la Soppressione del Monastero di Santa Maria del Carmine dé Padri Carmelitani Calzi della Comune di Conversano”. (ASB. Intendenza. Ramo Finanza. B. 36). Era l’inventario dei numerosi beni del Convento citato che furono incamerati dal Regno di Napoli a seguito della legge promulgata da Gioachino Murat per la soppressione di ordini religiosi.

Per concludere, il refuso calzi-scalzi non è dell’editore ma di qualche lettore molto critico ma poco accorto.

Luigi P. Marangelli